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Lo Scrap e l’arte della manutenzione della Quarantena

La campagna mi ha sempre dato un senso di tristezza, una malinconia dovuta all’isolamento e alla vastità dei suoi spazi aperti così poco rassicuranti e circoscrivibili rispetto ai centri urbani definiti, popolati e sempre in movimento. Ho imparato col tempo ad afferrarne la potenza silenziosa, curativa e rigenerante e ad amarla come luogo di pausa e ripartenza insieme. Una fra le cose che più mi disturbava da ragazzina erano i momenti in cui per un motivo o per l’altro mancava la luce senza preavviso e noi piccoli ci ritrovavamo insieme agli adulti riuniti attorno alla flebile luce di una candela, o appesi al residuo prossimo all’estinzione della batteria di una torcia (sempre che non fosse già estinto da tempo), o davanti al fuoco del camino, in attesa che il salvavita ripartisse o il guasto di zona venisse riparato. Mi assaliva un preciso sentimento di precarietà mischiato all’ansia di dover trascorrere al buio molte ore, soprattutto (quasi sempre) se la mancanza arrivava a pomeriggio inoltrato con la luce esterna che già aveva cominciato a scemare. Il mio primo istinto era quello di correre a rifugiarsi nella civiltà e pregavo che i miei ci caricassero in auto portandoci dai nonni e risparmiandoci lo strazio di inventarci, anche se solo per poche ore, una vita alternativa a quella in cui tutto si vede, si tocca, si accende, funziona. Non succedeva mai che i miei si facessero prendere dal mio stesso panico e puntualmente usavamo quelle serate per leggere, raccontare, parlare, più del solito, e alla fine in qualche modo mi rilassavo, anche se giocare alla Casa nella Prateria con la mia famiglia mi ha sempre creato più scompensi che il pericolo di rompermi un osso.

L’improvvisa chiusura della saracinesca sul nostro Paese a causa del Covid, mi ha regalato lo stesso tipo di sensazioni a millemila anni di distanza, “E ora? Che facciamo? Con chi stiamo? Quando ne usciamo? Come?”. Uno stop forzato a tutto quello che avevamo, facevamo e conoscevamo e in cambio il fiato trattenuto in attesa di sviluppi e mutamenti positivi che portassero con sé il seme dello scampato pericolo, di una possibile ripresa. Un’infinità di tempo a disposizione davanti per un periodo indefinito e variabile e non sapere che cosa farci.

Vi rendete conto se fosse successo in un momento diverso della nostra vita? Negli anni ’80 per esempio? Senza telefoni cellulari internet, social, youtube, streaming, rider a domicilio? Quanto avremmo sofferto l’isolamento forzato senza la possibilità di informarci in tempo reale e chattare con i nostri cari, con gli amici “virtuali”, con i colleghi, gli insegnanti? Quanto avremmo accusato il colpo di non poterci unire mossi da uno stesso paniere di sentimenti contrastanti e confusi, attorno a un tema, a una passione comune che ci aiutassero a superare le giornate, archiviandole a blocchi di attività da svolgere in una routine del quotidiano in perenne trasformazione?

Come avremmo fatto noi dell’ASI a confrontarci sull’opportunità di rimandare le date del Nazionale tanto atteso, a sostenerci con le dirette del Direttivo, i tutorial, i Virtual Meeting Regionali iniziati il 10 maggio con la Sardegna e il Vaneto – per puro caso due regioni simbolicamente lontanissime per geografia – unite nell’inaugurare la stagione degli incontri creativi online impossibili da realizzare fisicamente. “Sfogliando”, o più orribilmente “scrollando”, i centinaia di post dei soci in questo periodo di pandemia e rinunce, è impossibile non farsi prendere da un groppo di commozione per come e quanto copiosamente ci siamo attivati nell’arte creativa di dare un senso al buio all’improvviso, armati di forbici e acquerelli, colla e timbri. Ciò che siamo stati in grado di mettere in piedi con creazioni splendide e ispirate, dallo scrapbooking al cardmaking all’home decor al mixed media, è la risposta più positiva e profonda che potessimo dare alle domande dettate dalla paura e dall’incertezza: finché avremo la capacità di ritagliarci del tempo per creare e donare del bello a un tempo che di bello sembra non avere niente, siamo in corsa per una gara dal finale niente affatto scontato.

Grazie per esserci stati, Soci, grazie al Direttivo per non aver mollato di un millimetro rispetto all’impegno e all’organizzazione delle iniziative attuali e in programma, grazie alle Referenti Regionali sempre presenti e grazie allo Scrap, per non averci fatto scapocciare per le nuove orribili ragioni, ma per le vecchie consolidate e invincibili smanie che ci tengono incollati alla carta anche quando fuori piove.

Evita Zappadu

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